martedì 9 ottobre 2012

Sapori di mare in stile veneziano


Sapori di mare in stile veneziano
Il menu dello chef Mauro Lorenzon: da un antipasto di cozze, al riso e vongole, alle seppie in nero
La nostra rubrica plana questo mese su Venezia fra i tavoli di un grande oste, Mauro Lorenzon, che propone ai nostri lettori un suo menu tipicamenete lagunare.
Antipasto
Saltata di cozze alla venexiana

Ingredienti per 4 persone: 1 chilo di cozze, 300 gr d’olio d’oliva, 100 gr di vino bianco, pepe nero, aglio, prezzemolo.
Procedimento: Prendere una padella capiente con coperchio, versare l’olio d’oliva con uno spicchio d’aglio schiacciato a fuoco vivo, levare l’aglio appena imbrunito e versare le cozze precedentemente pulite dalla loro "barba". Pepare abbondantemente a cozze chiuse, chiudere con il coperchio, abbassare il fuoco a media forza aspettare 5 minuti, riaprire il coperchio, versare il vino e distribuire le foglie di prezzemolo, richiudere per altri 3 minuti e le cozze sono aperte e pronte, servire con un cucchiaione in una fondina preoccupandosi di servire un po’ di sughetto ridotto da accompagnare con pane da inzuppare.
Primo
Risi e bisi con le pevarasse ovvero un Risotto con piselli con le vongole o con i lupini

Ingredienti per 4 persone: 1 chilo di vongole (o lupini), mezzo chilo di riso Carnaroli Veronese o Vercellese, e poi ancora piselli freschi o in salamoia 250 gr (puliti o sgocciolati), 100 gr di vino bianco e 100 gr di brandy, 300 gr di olio d’oliva, 1 l di brodo vegetale, 1/2 l di brodo ottenuto dalle vongole, colatura d’acciughe come regolatore di sapidità. Procurarsi poi pepe nero, 1 cipolla, 1 tazzina da caffè di farina di riso, no sale, no burro. 
Procedimento: Far saltare le vongole con lo stesso procedimento delle cozze della ricetta precedente. Pulirle e metterle da parte come un ragù, conservando il sughetto per usarlo successivamente come brodo. Prendere una casseruola possibilmente di rame stagnato (mantiene la temperatura costante), mettere l’olio sul fondo, soffriggere la cipolla tritata senza imbrunirla, mettere il riso a secco con fuoco medio e tostarlo per 2-3 minuti poi aggiungere il vino bianco e il brandy e bruciarne l’alcol. Non appena spento l’alcol, coprire il riso con tutto il brodo residuo della saltata di vongole e con un po’ di vegetale. Al primo sobbollimento, aggiungere la farina di riso con l’accortezza di scioglierla affinché non faccia grumi. Aggiungere subito i piselli, continuando a mescolare e aggiungere brodo vegetale. Tenere il risotto sempre irrorato "all’onda". 5 minuti prima che sia pronto, spegnere il fuoco. Assaggiare: se mancasse di sapidità, aggiungere un po’ di colatura d’acciughe. Mescolate ancora un po’ e servite.
Secondo
Seppie con nero alla venexiana

Ingredienti per 4 persone: 1 chilo di seppie, 4 gambi di sedano, 4 carote, 2 cipolle, 120 grammi di vino bianco, 1 tubetto concentrato di pomodoro, 200 grammi d’olio d’oliva, una mattonella di polenta bianca
Procedimento: Prendere una pentola abbastanza alta con coperchio, mettere l’olio d’oliva per soffriggere sedano, carote e cipolle, aggiungere le seppie, se piccole intere, se grosse tagliate a listarelle, aggiungere subito il vino bianco e continuare la cottura mescolando di tanto in tanto. A tre quarti di cottura aggiungere mezzo tubetto di concentrato di pomodoro e pepare a piacimento, mescolare e far finire la cottura per il tempo restante. 5 minuti prima che sia pronto aggiungere il nero e mescolare per bene. Servire con polenta bianca calda. Magari abbrustolita.


Helmut Failoni 

martedì 11 settembre 2012

Semplicità fa rima con qualità


Semplicità fa rima con qualità
Il menu di Riccardo Catellani, chef a Trebbo di Reno, che propone fiori di zucca, spaghetti di farro e filetto di maiale
Lo chef che questo mese ha pensato un piccolo menu (quello nostro, che ci è piaciuto chiamare <menu della crisi> per dimostrare che si può mangiare bene anche spendendo il giusto) è un giovane chef marchigiano, Riccardo Cattalani, che dopo varie avventure in ristoranti altrui, ha deciso di fare il grande salto e di aprirne uno (quasi) tutto suo. Un antipasto, un primo e un secondo per i nostri lettori, tre veloci, agili e snelle ricette con una spesa che non supera i 10 euro a persona, comperando tutti gli ingredienti e preparando i piatti in casa.
L'antipasto 
Fiori di zucca farciti di coniglio con crema di squacquerone

Ingredienti per 4 persone: 12 fiori di zucca belli grandi, 250 g di polpa di coniglio, 150 g di squacquerone 
Procedimento: In una padella capiente, rosolare uno spicchio d’aglio e un rametto di rosmarino e cuocere velocemente la polpa di coniglio tagliata a pezzetti. Quando sarà cotto, dovrete frullarlo e insaporirlo con olio, sale e pepe e farcire i fiori precedentemente lavati e ben asciugati. A questo punto, posate i fiori farciti in un vassoio, mettete un filo d’olio, una spolverata di Parmigiano reggiano e fateli gratinare in forno. Fatto ciò, si passerà a frullare lo squacquerone per renderlo una crema. Quando i fiori saranno gratinati, adagiarli sopra la crema in piatti di portata.
Il primo 
Spaghetti di farro tiepidi al pomodoro con olive taggiasche e pecorino romano

Ingredienti per 4 persone: 400 g di spaghetti di farro, 200 g di pomodori San Marzano maturi, 50 g di olive taggiasche, 50 g di pecorino romano
Procedimento: La preparazione: cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata. Nel frattempo, in una pentola, far dorare uno spicchio d’aglio, unire del basilico fresco e i pomodori tagliati a pezzettini. Far cuocere la salsa per 5 minuti e metterla in una terrina. Quando gli spaghetti saranno cotti unirli nella terrina al pomodoro e insaporire di sale e pepe. Mettere gli spaghetti in piatti da portata, unire le olive tagliate a pezzettoni e una grattugiata di pecorino romano. 
Il secondo 
Filettino di maiale nello speck con indivia brasata e insalata di pesche

Ingredienti per 4 persone: 800 g di filetto di maiale, 10 fette di speck, 2 caspi di indivia, 3 pesche
Procedimento: Condire il filetto con olio sale e pepe e arrotolarlo nelle fette di speck, rosolarlo da tutti i lati e metterlo in forno per 10 minuti. Nel frattempo, tagliare a metà l’indivia e cuocerla in padella con coperchio e poco vino bianco, aggiustare di sapore. Tagliare le pesche e condirle con olio, sale e pepe e menta. Quando il filetto sarà cotto, "scalopparlo" nei piatti da portata, aggiungere l’indivia e l’insalata di pesche.


Helmut Failoni 

lunedì 10 settembre 2012

Tra radicchio e seppioline


Tra radicchio e seppioline
 
Dalla lingua di vitello al risotto con radicchio: ecco il menu proposto da Stefano Zanin, chef alla Locanda Marinelli a Farra di Soligo, in provincia di Treviso
 
Puntiamo a Nord nel trevigiano per andare a provare le ricette di Stefano Zanin, che propone ai nostri lettori un menu invernale legato ai prodotti della stagione e del territorio (anche la seppia proposta come secondo è un prodotto piuttosto usato da quelle parti).
Cominciamo con un antipasto che "scalda", una lingua di vitello bollita con "cren" e zucca in saor. Prima di tutto dovrete preparare la lingua di vitello, che va mondata, lavata e portata a ebollizione in 4 litri di acqua per un paio d’ore. In un secondo momento va cotta in casseruola con coperchio per circa un’ora. A cottura ultimata, dovrete togliere la pelle della lingua e farla raffreddare. Per la zucca in saor, gli ingredienti necessari per 4 persone sono: 300 gr. di zucca, 2 cipolle bianche, 50 gr. di uvetta sultanina, 50 gr. di pinoli, sale, 25 gr. olio extravergine d’oliva, 20 gr. aceto di vino rosso, 1 l. olio di semi d’arachide per frittura, 100 gr. rafano "cren".
Dalla zucca ricavare delle fette alte circa mezzo centimetro, impanare con farina quindi friggere fino ad ottenere un prodotto dorato. Scolarle, asciugare bene con carta assorbente e far raffreddare. Pulire le cipolle, tagliarle a julienne e farle appassire in una casseruola con olio d’oliva. Toglierle dal fuoco e aggiungere l’aceto di vino rosso, i pinoli, l’uvetta e aggiustare di sale.
Alternare, in un contenitore strati di zucca, un pizzico di sale e il composto a base di cipolla. Lasciare riposare in frigorifero per un minimo di 4 ore. Servire mettendo al centro del piatto la zucca in saor e, dopo aver tagliato la lingua intiepidita a fettine omogenee, disporle sopra. Rifinire il piatto con un filo di olio, un pizzico di sale e il rafano.
Il primo è un classico della zona con una variazione: risotto al radicchio di Treviso tardivo e stracchino. Ingredienti per 4 persone: 280 gr. di riso "vialone nano", 1 scalogno tritato, 2 cespi di radicchio di Treviso lavati e tagliati a julienne, brodo vegetale, sale e pepe, olio extravergine di oliva, 10 gr. vino bianco secco, 25 gr. burro, 80 gr. stracchino, 80 gr. parmigiano reggiano. Rosolare con un filo d’olio lo scalogno, aggiungere il riso, tostarlo, salarlo e bagnarlo con il vino bianco lasciandolo evaporare. Incorporarvi il radicchio tagliato a julienne e aggiungere il brodo, continuando la cottura. A metà cottura aggiungere lo stracchino mescolando continuamente e, una volta ultimata la cottura, mantecare con burro, parmigiano, olio d’oliva aggiustando di sale e pepe.
Il nostro pranzo si conclude con un piatto di seppioline brasate su crema di patate. Per la crema di patate, ingredienti per 4 persone: 300 gr. patate lavate, pelate e tagliate a dadi, 70 gr. panna fresca, 80 gr. latte intero, 60 gr. brodo vegetale bollente, 20 gr. olio extravergine di oliva, sale. Versare le patate in una pentola colma d’acqua fredda e non salata. Una volta cotte e scolate, frullarle unendo il latte e la panna caldi, poi salare. Versare a filo l’olio extravergine di oliva ed emulsionare con brodo vegetale bollente. La crema deve risultare fluida ed omogenea.
Per le seppioline, ingredienti per 4 persone: 20 seppioline, brodo vegetale, 20 gr. vino bianco fermo, 30 gr. salsa di pomodoro, 1 cipolla bianca lavata e tritata, ½ spicchio d’aglio, 1 foglia di alloro, olio extravergine di oliva, sale. Rosolare in una casseruola la cipolla e l’aglio con l’olio di oliva extravergine ed unirvi le seppie con la foglia d’alloro. Aggiungere il vino bianco e, dopo aver sfumato, incorporarvi il pomodoro ed il brodo vegetale poco alla volta. Coprire con il coperchio e far continuare lentamente la cottura fino all’intenerimento delle seppioline.

È tempo di… cipolla


È tempo di… cipolla
 
Fa lacrimare. È vero. Però evitate di tagliarla immersa nell’acqua, a bagno, come fanno in tanti, perché così perde le sue qualità, sia dal punto di vista gustativo che da quello dei “benefici”. Sì, perché la cipolla, oltre ad essere uno degli ortaggi più utilizzati nella nostra cucina, ha anche effetti benefici sul nostro corpo. L’allium cepa (questo il nome scientifico) svolge per esempio un’azione balsamica sul tratto gastrointestinale, su quello dell’apparato respiratorio (nell’antichità si usava per curare la tosse, il raffreddore e il mal di gola) e sulle vie urinarie. Abbassa inoltre la glicemia ed è indicata per combattere l’ipertensione.
La storia dell’alimentazione ci insegna che la terra d’origine della cipolla sembrerebbe essere l’Asia minore e tutta la zona bagnata dal Mediterraneo. Per quanto riguarda le varietà, ce ne sono molte, ma il mercato offre soprattutto banali cipolle bianche comuni. Le varietà da cercare e da comperare sono invece tre: la rossa di Tropea, la gialla napoletana e la pregiata bianca di Cannara. Prima di entrare nello specifico ricordiamo che le cipolle non vanno mai stracotte: vanno tolte dal fuoco nel momento in cui volgono al cotto. Così facendo manterranno la loro fragranza e consistenza. Altra raccomandazione: per tagliarla evitate quegli utensili elettrici con lame che girano a velocità, perché scaldano la cipolla, rovinandola. Veniamo allora alle varietà. Quella estiva per eccellenza e, a nostro avviso, più saporosa, è la rossa di Tropea. Perfetta da cruda per dare una spinta in più alle insalate in genere, adatta per fare la marmellata da abbinarsi a formaggi dalla pasta tenera e per qualsiasi soffritto. C’è anche un consorzio per la tutela della cipolla di Tropea. Un consorzio che (ri)propone un’antica ricetta contadina: la frittata con il cipollotto di Tropea. L’abbiamo provata. E’ semplicissima e buona. Ingredienti per 5 persone (utilizzando solo il gambo del cipollotto): 1 kg di cipollotto di Tropea, 4 uova, formaggio grattugiato, mezzo bicchiere d’olio d’oliva di qualità, sale e pepe. Tagliate il gambo del cipollotto appena finisce la testa e fin dove non è totalmente verde, (quindi quasi fino alla fine di tutta la coda). Mettete in serbo la testa per altri usi, ed affettate sottilmente tutto il gambo e lasciatelo cuocere in padella per un tempo sufficiente a farle appassire; dopo toglietelo dal fuoco e lasciatelo raffreddare e sgocciolare un pochino.Fatto ciò, aprite le uova in una terrina, sbattetele con una forchetta finché saranno spumeggianti, con aggiunta di sale, pepe e formaggio; unite anche il contenuto della padella e incorporatele con cura. Ora il composto di uova e cipolle va messo in una padella di adeguate dimensioni e fatto cuocere a fuoco moderato in olio di oliva. Tagliate, infine, la frittata a spicchi e servitela tiepida. In questo periodo sono ottimi anche i cipollotti freschi (a differenza delle altre cipolle, una volta acquistati, vanno consumati entro una settimana). Ecco una ricetta semplicissima (firmata da Gianfranco Vissani): spaghetti al cipollotto fresco. Ingredienti: cipollotto 150 gr., basilico 15 gr., spaghetti 480 gr. pecorino 100 gr., olio, sale e pepe. Preparate una julienne finissima di cipollotto fresco, utilizzando sia la parte bianca sia quella verde. Mettete il cipollotto in una zuppiera e conditelo con olio e basilico. Cuocete al dente gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolateli, gettateli fumanti nella zuppiera e mescolateli al condimento. Completate la preparazione con scaglie di pecorino e rifinite il tutto con un filo d’olio. Chiudiamo con uno straclassico, che non poteva mancare all’appello: la zuppa di cipolle. Ingredienti: 3 cipolle, 100 grammi di farina, 2 litri di brodo vegetale, sale, olio extravergine. Tagliare a fette sottili le cipolle, farle rosolare in una pentola con un filo d’olio. Mescolare ed aggiungere la farina imbiondita nel forno. Fare insaporire il tutto a fuoco basso per 3-5 minuti e poi aggiungere 2 litri di brodo vegetale caldo. Continuare la cottura, facendo bollire almeno per un’ora a fuoco basso e mescolando di tanto in tanto. Aggiungere un po’ di sale. Servire calda con crostini di pane e con un filo d’olio extravergine di oliva.
 
 
Valori nutrizionali

Per 100 gr di cipollaParte edibile 83%
acqua 92,1 g
proteine 1 g
lipidi 0,1 g
glucidi disponibili 5,7 g
fibra alimentare 1,1 g
calorie 26 kcal
sodio 10 mg
potassio 40 mg
ferro 35 mg
fosforo 17 mg
niacina 0,5 mg
vitamina C 5 mg
calcio 25 mg

fonte: Istituto nazionale della nutrizione

Diamoci... all'ittica


Diamoci... all'ittica
 
Seconda puntata con i piatti proposti dal giovane chef Stefano Ciotti. Piatti a base di pesce, raffinati, gustosi e molto convenienti: dal filetto di palamita al cefalo alla brace
 
Due portate di mare. Eccoci alla seconda puntata con i menu della crisi preparati dal giovane chef romagnolo Stefano Ciotti. Il mare, soprattutto in questo periodo autunnale, dopo i diversi "fermo pesca" estivi, è in uno dei suoi periodi più generosi in assoluto. Dal grande pelagico al predatore di profondità come il dentice, il motto in questi mesi potrebbe giocosamente essere "diamoci all’ittica".
Passiamo allora al primo dei due piatti di mare:filetto di Palamita alla "Rossini" falsata. Ingredienti (per 4 persone) per la salsa al "savore" di pesce: mezza cipolla di Tropea tritata e sbollentata, 1 busta di zafferano in polvere, 0,5 gr di zafferano in pistilli, 1 seme di anice stellato, 1 bastoncino di cannella, 40 gr di uva sultanina (messa in ammollo dentro un cucchiaio di aceto bianco e mezzo limone spremuto). Preparazione: soffriggere la cipolla con poco olio, aggiungere le spezie, dopo di che versare l’uvetta, l’aceto e il limone precedentemente frullati e cuocere il tutto per 10 min.
Filtrare e aggiustare di sale. Per la preparazione del finto foie gras servono invece 250 gr di tonno sott’olio (sgocciolato), 15 gr di parmigiano, 1 uovo, 50 gr di pane ammollato nel latte, 1 piccola acciuga sotto sale, 10 gr di capperi, 300 gr di spinaci, sale di Guérande, 1 lime, 3 spicchi d’aglio, olio di oliva extravergine, 25 gr di tartufo nero di Norcia. Bisogna a questo punto frullare tutti gli ingredienti al cutter dopo di che con il composto ottenuto formare un cilindro, avvolgerlo nella carta pellicola e nella stagnola, cuocere a vapore per 40 min. e poi lasciare raffreddare.
Eccoci alla finitura e alla presentazione del piatto: marinare per 10 min. i quattro medaglioni di palamita con la scorza del lime, l’olio e gli spicchi d’aglio, grigliarli tenendoli molto al sangue, a parte tagliare delle fette alte 1 cm di finto foie gras di tonno sott’olio e arrostirle in una padella anti aderente con pochissimo olio. Scaldare la salsa "savore", metterla a specchio in ogni piatto, aggiungere degli spinaci freschi precedentemente saltati in padella. Mettervi sopra il medaglione di palamita, il finto foie gras e, volendo, finire con lamelle di tartufo nero e sale di Guèrande.
L’altro pesce che vi vogliamo presentare è, va detto, considerato non un pesce di grande pregio, come possono esserlo l’orata e il branzino, ma se pescato in mare aperto (e pulito) è tutt’altra cosa e sarà in grado di stupire anche i più scettici. Ciotti propone il cefalo alla brace con finocchi brasati e gel di mele all’anice. Ingredienti: 1 cefalo da 800/1000 gr., 50 gr. di pane profumato tradizionale, 2 finocchi freschi, 300 gr di mele verdi, 300 gr di acqua naturale, 1 anice stellato, 1 lime, 25 gr di gelatina vegetale per ogni 300 gr di succo di mele.
Per il succo di mele: bollire 300 gr di mele verdi (tagliate in quattro senza torsolo) con 300 gr di acqua naturale e l’anice stellato; passati 30 min filtrare il tutto. Per la gelatina di mele: 300 gr di succo di mele, 25 gr di gelatina vegetale, il succo e la scorza di 1 lime. Bollire il succo di mele mischiato alla gelatina vegetale, fare raffreddare il tutto infine aggiungere succo e scorza di lime, mixando bene. E ora la finitura e presentazione del piatto: cuocere il cefalo precedentemente filettato e "porzionato" alla brace solo dalla parte della pelle, dopo di che girarlo su se stesso e finire di cuocerlo a 55°.
A parte brasare i finocchi portandoli a cottura con poco brodo di pesce o vegetale. Impiattare il pezzo del finocchio brasato al centro del piatto, condire con sale, olio e barba di finocchio fresco; adagiarvi sopra il cefalo grigliato e dressare con il gel di mele. Finire con qualche mollica di pane profumato croccante. Entrambi i piatti di Ciotti, come avrete notato, non sono semplicissimi nella realizzazione, perché richiedono attenzione e pazienza, ma seguendo passo dopo passo le indicazioni che ci ha fornito, riuscirete ad ottenere dei piatti dell’alta ristorazione italiana. Spendendo 3 euro a porzione circa.

È tempo di.... porcini

È tempo di.... porcini
Arriva la tradizionale stagione dei funghi. Su 120 mila specie, solo 1.841 sono quelle commestibili. A cominciare dai tanti tipi di boletus, ovvero i porcini, ottimi e gustosi per tanti tipi di piatti. C’è la semplice insalata o il carpaccio con le verdure
 
Nel nostro immaginario i funghi sono legati soprattutto alle giornate piovose delle stagioni autunnali. Il che corrisponde anche alla realtà, ma negli ultimi anni porcini, ovoli, finferli e affini si possono trovare già molto prima. Il Boletus edulis per esempio (è uno dei nomi scientifici del porcino) quest’anno lo si trovava già nel mese di giugno. Dipende dalle annate e dal clima, come si suol dire dunque. Questi alimenti, che vista la ricchezza di proteine e sali minerali possono sostituire tranquillamente la carne in una dieta, sono forse il cibo per eccellenza che rappresenta il legame fra natura e cultura.
I funghi infatti sono considerati ancora oggi carichi di simbologie ataviche, sono legati a riti propiziatori, iniziatici, a leggende che ne accrescono ulteriormente il fascino. E non solo in cucina ovviamente. Nel mondo sono state inventariate 120mila specie di funghi e di queste soltanto 1.841 sono state giudicate commestibili. Fra i più famosi e ricercati da sempre troviamo i porcini che sono presenti in tutti gli ambienti e a (quasi) tutte le quote. Questo fungo lo si può trovare infatti dai boschi di querce della pianura sino alle faggete e alle abetaie di alta montagna. A seconda della zona dove lo si trova, il porcino cambia nome scientifico.
Dove ci sono querce e castagni c’è il "Boletus Reticulatus", detto "U Russu", caratterizzato da un profumo fresco, e il "Boletus Aereus", detto "Magnan", caratterizzato invece dal cappello vellutato molto profumato. Se nei pressi ci sono castagni e faggi invece, troverete il "Boletus Pinicola", detto "Moro", caratterizzato da un cappello molto scuro, una crescita esplosiva, che solitamente supera il 1/2 kg di peso. È il più ricercato per la sua bellezza. Se infine ci sono soltanto dei faggi, il porcino in questione sarà il "Boletus edulis", detto "Del freddo".
Prima di passare ad alcuni utilizzi gastronomici dei vari boletus, ricordiamo ai nostri lettori che fossero interessati a "toccare" con mano la materia, che potranno andare dall’11 settembre al 14 settembre ad Albereto, dove di terrà la XIII edizione della Fiera del Fungo Porcino e poi visitare volendo anche la 33esima edizione della sagra del Fungo Porcino (19-21 e 26-28 settembre) in Borgo Val di Taro. Per quanto riguarda l’acquisto il nostro consiglio è quello di scegliere sempre porcini giovani, con il cappello ancora chiuso, poiché sono più fragranti e di consistenza compatta. Solo per certe preparazioni, come ad esempio la cottura alla griglia, è necessario che il fungo sia maturo e il cappello espanso.
Come spesso capita, quando la materia prima è di qualità, il miglior modo di apprezzarla è toccandola e lavorandola il meno possibile. Provate allora una semplicissima (e profumatissima) insalata di porcini crudi. Per quattro persone servono 400 g di funghi porcini piccoli, 5 cucchiai di olio extravergine di oliva, succo di un limone, un cucchiaino di pasta di acciughe, pepe bianco appena macinato, e sale. Pulite i funghi porcini, tagliateli a fettine sottili e metteteli in una insalatiera. Stemperate in una scodella la pasta d’acciughe con l’olio extravergine, aggiungere il succo di limone e un pizzico di sale e sbattere fino ad amalgamare il tutto. Versate la salsa ottenuta sui funghi e unite un po’ di pepe bianco macinato.
Si può completare l’insalata con piccole scaglie di Parmigiano. Un’altra ricetta semplice ed efficace è il carpaccio di verdure e porcini. Consideriamo sempre quattro persone. Ingredienti: 300 g di verdure (che possono essere cetrioli, zucchine, finocchi, coste di sedano), 100 g di porcini giovani, 3 o 4 cucchiai di succo di limone, 1 cucchiaino di aceto balsamico (a piacere), 1/2 cucchiaino di sale, pepe macinato fresco, 3 o 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, 100 g di Parmigiano, qualche foglia di basilico e prezzemolo tritato. Tagliate le verdure a rondelle sottilissime e disponete sui piatti di portata, affettate in modo ugualmente sottile i funghi e stendeteli sopra le verdure. Mescolate bene il succo di limone, l’aceto, il sale, il pepe e l’olio e spargete la salsa così ottenuta sulle verdure e i funghi lasciandoli riposare coperte per circa 1/2 ora. Tagliate infine il Parmigiano a scaglie e aggiungetelo prima di servire insieme a basilico e prezzemolo. 

Semplicità fa rima con qualità

Semplicità fa rima con qualità
Il menu di Riccardo Catellani, chef a Trebbo di Reno, che propone fiori di zucca, spaghetti di farro e filetto di maiale

Lo chef che questo mese ha pensato un piccolo menu (quello nostro, che ci è piaciuto chiamare <menu della crisi> per dimostrare che si può mangiare bene anche spendendo il giusto) è un giovane chef marchigiano, Riccardo Cattalani, che dopo varie avventure in ristoranti altrui, ha deciso di fare il grande salto e di aprirne uno (quasi) tutto suo. Un antipasto, un primo e un secondo per i nostri lettori, tre veloci, agili e snelle ricette con una spesa che non supera i 10 euro a persona, comperando tutti gli ingredienti e preparando i piatti in casa. 

L'antipasto Fiori di zucca farciti di coniglio con crema di squacquerone
Ingredienti per 4 persone: 12 fiori di zucca belli grandi, 250 g di polpa di coniglio, 150 g di squacquerone 
Procedimento: In una padella capiente, rosolare uno spicchio d’aglio e un rametto di rosmarino e cuocere velocemente la polpa di coniglio tagliata a pezzetti. Quando sarà cotto, dovrete frullarlo e insaporirlo con olio, sale e pepe e farcire i fiori precedentemente lavati e ben asciugati. A questo punto, posate i fiori farciti in un vassoio, mettete un filo d’olio, una spolverata di Parmigiano reggiano e fateli gratinare in forno. Fatto ciò, si passerà a frullare lo squacquerone per renderlo una crema. Quando i fiori saranno gratinati, adagiarli sopra la crema in piatti di portata. 
Il primo Spaghetti di farro tiepidi al pomodoro con olive taggiasche e pecorino romano
Ingredienti per 4 persone: 400 g di spaghetti di farro, 200 g di pomodori San Marzano maturi, 50 g di olive taggiasche, 50 g di pecorino romano
Procedimento: La preparazione: cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata. Nel frattempo, in una pentola, far dorare uno spicchio d’aglio, unire del basilico fresco e i pomodori tagliati a pezzettini. Far cuocere la salsa per 5 minuti e metterla in una terrina. Quando gli spaghetti saranno cotti unirli nella terrina al pomodoro e insaporire di sale e pepe. Mettere gli spaghetti in piatti da portata, unire le olive tagliate a pezzettoni e una grattugiata di pecorino romano. 
Il secondo Filettino di maiale nello speck con indivia brasata e insalata di pesche
Ingredienti per 4 persone: 800 g di filetto di maiale, 10 fette di speck, 2 caspi di indivia, 3 pesche
Procedimento: Condire il filetto con olio sale e pepe e arrotolarlo nelle fette di speck, rosolarlo da tutti i lati e metterlo in forno per 10 minuti. Nel frattempo, tagliare a metà l’indivia e cuocerla in padella con coperchio e poco vino bianco, aggiustare di sapore. Tagliare le pesche e condirle con olio, sale e pepe e menta. Quando il filetto sarà cotto, "scalopparlo" nei piatti da portata, aggiungere l’indivia e l’insalata di pesche.

Verdure e latticini La bontà delle cose semplici


Verdure e latticini
La bontà delle cose semplici
Il menu di questo mese è proposto dallo chef Paolo Brosio e viene dalla provincia di Bergamo, tra pasta, zucchine, pecorino, melanzane e burrata

Questo mese le ricette per i lettori le ha preparate Paolo Frosio, uno dei grandi chef italiani, riconosciuto e premiato da tutte le guide. Lo chef, che gestisce il Ristorante Frosio ad Almè e il Caffè Ristorante Posta di Frosio, entrambi in provincia di Bergamo, ci propone per questo mese un menu costruito su verdure e latticini con un antipasto "a base" di uno dei pesci più sani (ed economici) che ci siano: l’alice.
L'antipasto
Alici ripiene con pomodoro San Marzano e mozzarella di bufala
Ingredienti per 4 persone:
24 alici fresche, 1 mozzarella di bufala (di qualità ovviamente), 100 gr. di sugo di pomodoro San Marzano, 4 cime di basilico, 1/2 cipolla tritata, 1/2 spicchio d’aglio tritato, 100 gr. di pane grattato, 10 foglie di prezzemolo tritato, 1 cucchiaio di chiara d’uovo, 1 pizzico di formaggio grattugiato, 100 cl. di brodo vegetale, olio extra vergine d’oliva, sale-pepe.
Procedimento
Acquistati e allineati in cucina gli ingredienti necessari, dovrete, per prima cosa, pulire le alici lasciandole intere, riempirle successivamente con un ripieno di soffritto di cipolla, aglio, olio, prezzemolo, pane grattato, 1 uovo, un pizzico di formaggio e 100 cl. di brodo vegetale. A questo punto preparate la pastella a base di farina e acqua frizzante, dove friggervi le alici, per poi disporle nel piatto sopra il sugo di pomodoro, la mozzarella e il basilico (e se riuscite a ottenere una crema con il mixer, ancora meglio).
Il primo
Spaghetti di Gragnano con zucchine, fiori di zucca, guanciale e pecorino dei Pastori sardi
Ingredienti per 4 persone:
350 gr. di spaghetti di Gragnano, 4 zucchine, 8 fiori di zucca, 60 gr. di guanciale affumicato, 50 gr. di pecorino stagionato, 1/2 cipolla, 30 gr. di burro.
Procedimento
In una padella rosolare la cipolla, aggiungere successivamente le zucchine tagliate a lamelle, i fiori e infine il guanciale. Cuocere gli spaghetti in abbondante acqua bollente, scolarli e metterli nella pentola con le zucchine, aggiungendo il pecorino grattugiato e alcuni fiocchi di burro. A questo punto mantecare il tutto e servire.
Il secondo
Parmigiana di melanzane e burrata
Ingredienti per 4 persone 
Servono 2 melanzane viola, 100 gr. di sugo di pomodoro, 1 mozzarella di bufala, 10 gr. di origano, 1 burrata, 50 gr. di farina, 200 cl. di olio extra vergine d’oliva, sale e pepe, 1 cucchiaio di salsa al basilico, 1 cucchiaio di paté d’olive nere.
Procedimento
Tagliare le melanzane a fette alte circa 2 centimetri. Togliere un po’ di pelle esterna, infarinarle e cuocerle in padella per circa 4/5 minuti, in entrambi i lati. Disporre le melanzane poi a 3 strati con mozzarella, origano e pomodoro fino a creare un tortino. Scaldare nel forno per circa altri 4/5 minuti e impiattare con sopra un cucchiaio di burrata, un po’ di paté di olive e basilico. Guarnire con salsa pomodoro nel piatto e un goccio d’olio extra vergine d’oliva. E il gioco è fatto.   

È tempo di... ricciola

    È tempo di... ricciola
    Alla scoperta di uno de pesci tipici dei nostri mari. Ottimo da mangiare, viene pescato proprio in questa stagione
     
    È con ogni probabilità il carangide più diffuso nei nostri mari ed anche uno dei più ricercati per la qualità delle sue carni. La ricciola è la specie pelagica per eccellenza, che si avvicina alle nostre coste due volte all’anno: in primavera, per la riproduzione, e a fine estate-inizio autunno, preferendo sempre le zone di mare dove dominano le formazioni rocciose. Essendo un pesce abitudinario, la ricciola torna ogni anno negli stessi punti, dove è attesa dai pescherecci, che la individuano anche con la moderna tecnologia dei gps. La ricciola, lunga, potente, con una livrea argentea, può raggiungere anche i sessanta chili di peso, e viene soprannominata il corridore del mare.
    Un corridore che si muove spesso in grandi branchi. In questo periodo frequenta anche le secche, dove viene cacciata da esperti pescatori subacquei (gli esemplari di questa mole sono più solitari). Le batimetriche che frequenta la ricciola variano dal pelo dell’acqua sino a 300 metri di profondità. Nei periodi in cui si avvicinano alla costa sono anche purtroppo oggetto di una pesca di frodo fatta con le bombe, che oltre ad essere assolutamente illegale, deturpa per anni e anni il fondale. Capita a volte che esemplari pescati con questi metodi finiscano sul bancone di certe pescherie, perché l’esplosione della bomba non procura segni apparentemente visibili sul corpo del pesce. Ve ne accorgerete però se la carne al tatto è flaccida (deve essere al contrario bella soda) e soprattutto se, una volta aperto il pesce per la necessaria pulizia prima di cucinarlo, troverete gli organi spappolati (il che lo si nota di più negli esemplari più grandi). In questo caso il nostro consiglio è naturalmente di chiamare i Nas. Ci perdoni il lettore questa piccola parentesi - diciamo - poco gastronomica, ma l’abbiamo ritenuta necessaria perché non tutti offrono le stesse rigorose garanzie di qualità e di controlli sulla filiera che ha Coop sui suoi prodotti. Fatto sta che la pesca di frodo è in aumento e sta rovinando gli equilibri naturali del mare, distruggendone il fondale, svuotandolo di vita.
    Passiamo ora, come di consueto, ai modi per apprezzare al meglio in cucina il nostro "prodotto del mese". Freschezza permettendo, uno dei modi migliori è mangiare la ricciola cruda. Sfilettatela o battetela al coltello, proprio come si fa con la tartare di carne, e fatela marinare in un poco di succo di arancia. A parte, in una ciotola, tagliate a julienne un po’ di buccia d’arancia, della cipolla rossa di Tropea, un mezzo peperoncino fresco, origano, zenzero, e una fogliolina di menta. Aggiungete dell’olio d’oliva e lasciate amalgamare il tutto per una ventina di minuti e versate l’intingolo infine sulla ricciola, dopo aver buttato via il succo della marinatura. Dal crudo al cotto il passo è breve e altrettanto facile.
    Ecco una ricetta per la ricciola fritta con la salsa di mandorle, tipicamente siciliana. Una volta fritto il pesce dovete cospargerlo con la salsa ottenuta spellando 100 g di mandorle crude e pestate nel mortaio con 4 spicchi d’aglio, unendo olio d’oliva, mollica di pane bagnata nell’aceto e strizzata per bene, un bicchiere di olio e una spruzzata finale di aceto. Mescolate infine e la salsa sarà pronta. Un’altra salsa per condire la ricciola è quella di aglio. La ricetta per quattro persone è simile a quella precedente: servono quattro tranci di ricciola, 100 g di farina, una manciata di noci, 3-4 spicchi d’aglio, sale, aceto, olio d’oliva, e infine 450 g di pane bianco. Immergete in acqua bollente le noci e frullatele con sale, aglio e un bicchiere d’olio d’oliva. Affettate il pane dopo avergli tolto la crosta, bagnatelo in pochissima acqua, strizzatelo bene e sminuzzatelo finemente con le dita. Unitelo alla crema di aglio e noci facendolo ben amalgamare, poi cominciate ad aggiungere goccia a goccia altro olio d’oliva, mescolando sempre. Potete aggiungere aceto a vostro piacimento. A questo punto infarinate i tranci di ricciola, friggeteli e serviteli con salsa d’aglio a parte. Altra variazione, molto più leggera. In una padella antiaderente fate sudare della cipolla rossa con peperoncino, aglio in camicia, zenzero, olive, pomodorini tagliati a pezzetti e uva passa. Adagiatevi sopra alcuni tranci di ricciola, abbassate il fuoco e coprite. Se il pesce è freschissimo bastano anche solo cinque minuti, il tempo necessario per portarlo a temperatura con l’interno ancora rosa e profumato di mare.

    Il salsicciotto Frentano della Maiella

    Il salsicciotto Frentano della Maiella
    La proposta del mese di Slow Food


    Il salsicciotto frentano è un salume tradizionale dell'alta e media valle del Sangro e dell'Aventino, un'area collinare alle pendici orientali della Majella, che va da Lanciano a Casoli fino a Montenerodomo. Qui la norcineria ha una storia antica: in particolare il salsicciotto è già citato nel 1592 negli "Antichi Capitoli della città di Lanciano". Era quindi pratica comune al tempo, tanto da rendere necessaria la definizione di una quotazione di mercato.
    Questa nobile tradizione norcina non si è persa, e i salsicciotti sono ancora oggi uno dei prodotti più interessanti della gastronomia locale, insieme all'olio extravergine, a una grande varietà di dolci e pani, a pecorini e caciotte di qualità.
    I salsicciotti frentani sono insaccati di carne di maiale realizzati sostanzialmente con tagli magri pregiati: prosciutto, spalla, lombo e capocollo e la parte grassa non supera mai il 10-20% del totale. Le carni sono macinate a grana media e conciate con sale e pepe: l'unica spezia impiegata nella concia, in grani interi o spaccati.
    L'impasto è insaccato in budello naturale e legato manualmente alle estremità con uno spago. Se ne ottiene un salame di circa 25 centimetri che viene lasciato riposare alcuni giorni. Dopo il quinto, sesto giorno lo si sottopone a pressatura sotto grandi tavole in legno fino a fargli assumere la forma di un piccolo parallelepipedo irregolare.
    La stagionatura può arrivare fino a due mesi - mai più di tre - e la conservazione a volte avviene anche sotto strutto o sott'olio. Come tutti i salumi prodotti ancora in modo rigorosamente tradizionale, la produzione è tipicamente invernale, inizia in autunno e si conclude in tarda primavera.
    I norcini in quest'area di Abruzzo che lavorano carni di propria produzione sono piuttosto rari, ma esiste ancora una produzione che si fonda su suini allevati localmente. Anche la produzione casalinga è ancora frequente, sia quella finalizzata all'autoconsumo che alla vendita nelle macellerie o negli agriturismi. Il Presidio Slow Food riunisce sei artigiani norcini che producono il salsicciotto secondo la tecnica tradizionale, impiegando carni di suino proprie oppure recuperate da piccoli allevamenti locali.
    Responsabili del Presidio: Bruno Scaglione, tel. 0872 46476 - 715249scagli28@scaglionebruno.191.it; Tiziano Teti, cell. 333 6651560guardata@virgilio.it.   

    È tempo di... Fave


    È tempo di... Fave
     
    Ricche di proteine, fibre e vitamine, con poche calorie. Scopriamo un prodotto che viene dall’antichità (ne parlava Archimede) e che si presta a svariate soluzioni culinarie, alcune delle quali molto semplici
     
    Partiamo da alcune credenze popolari per introdurci nella storia curiosa dell’alimento di questo mese. La storia delle fave, che sono i semi di una pianta a fusto eretto, Vicia faba, che cresce in tutto il bacino del mediterraneo. Sono contenute in un bacello lineare lungo fino a 25 cm, se fresche (quelle che più interessano a noi) sono di colore verde, secche invece di colore bruno e molto dure. In diverse antiche civiltà le fave erano considerate il cibo dei morti, o comunque qualcosa di impuro. Nell’antica Grecia venivano per esempio cotte ed offerte a Bacco e Mercurio per le anime dei morti. Una credenza, quella che le legava all’aldilà, rafforzata soprattutto dal colore del loro fiore che è stranamente in parte nero. Pitagora addirittura proibì ai suoi discepoli di farne uso, perché era convinto che se mangiavano le fave, avrebbero fagocitato anche le anime dei morti.
    Venendo invece a tempi ben più recenti e vicini a noi, ci piace ricordare una credenza piuttosto diffusa nelle campagne del centro Italia: chi apre un bacello e vi trova dentro sette fave avrà un lungo periodo di fortuna. Si conoscono diverse varietà di fava: la vicia faba equina e la vicia faba minor sono piante da foraggio. Quella destinata invece all’alimentazione umana è la vicia faba maior. Dal punto di vista nutrizionale (e giusto per smentire i luoghi comuni dell’antichità), possiamo dire che le fave sono ricche di proteine, fibre, vitamine (A, B, C, K, E, PP) e sali minerali, importanti per la loro azione di drenaggio. I dietologi ci ricordano inoltre che tra i legumi, le fave risultano essere le meno caloriche (37 calorie per 10 grammi). Ma, attenzione, questi numeri riguardano solo le fave fresche, perché con quelle secche l’apporto calorico sale vertiginosamente. Esiste, lo ricordiamo perché va fatto, una grave forma di intolleranza alle fave, una vera e propria malattia, genetica, ereditaria e che si chiama fauvismo: essa è dovuta alla mancanza di un particolare enzima nei globuli rossi (si manifesta con una grave forma di anemia provocata dall’ingestione delle fave). Fatta questa necessaria premessa, vediamo allora come possono essere consumate queste fave. Per assicurarvi che siano fresche, provate a spezzare il baccello. Se fa un bel rumore, tipo uno schiocco, vuole dire che sono a posto, pronte per essere mangiate. Le fave fresche, si sa, si mangiano, così, crude, accompagnando salumi e formaggi (alzi la mano chi non hai mai sentito parlare di fave e pecorino…), ma possono essere anche arrostite (perdono di sapore, ma se le volete provare così, incidetele come si fa con le caldarroste e poi mettetele sul fuoco). Possono inoltre essere congelate: dopo averle sbollentate per circa 3 minuti, si lasciano raffreddare e si ripongono in sacchetti di plastica.
    Una delle ricette più classiche è quella della purea di fave con cicorie. Di semplice realizzazione: procuratevi 1000 gr. di cicoria, 400 gr. di fave, una cipolla, olio extravergine, q. b., sale e pepe, q. b. Pulite la cicoria per bene, lessatela e scolatela cercando di eliminare tutta l’acqua. In un tegame mettete la cipolla intera, una presa di sale, del pepe, e fatevi cuocere le fave, naturalmente sbucciate, a fuoco molto lento, con il coperchio finché non saranno ridotte a purea, mescolando ogni tanto con un cucchiaio di legno. Appena la purea di fave è pronta, aggiungete quattro cucchiai di olio extravergine di oliva, una grattata di pepe, mescolate e servite accompagnando con la cicoria lessata e (se gradito) con del peperoncino, rigorosamente fresco però. Un’altra ricetta semplice (con le fave secche però) e di sapore è la polpettina di fave. Ingredienti: 350 gr. di fave secche decorticate, 6 cipollotti freschi, 1 spicchio d’aglio, olio d’oliva, sale, pepe e prezzemolo, 1 cucchiaino di cumino in polvere, uno di coriandolo e uno di lievito per pizza. Tenete a bagno le fave per 24 ore: scolatele e frullatele, ottenendo un composto granuloso. Tritate poi finemente i cipollotti, schiacciate l’aglio e uniteli al composto di fave con il cumino, il coriandolo, il lievito e il prezzemolo tritato. Aggiustate, a vostro piacimento, di sale e pepe, mescolate, coprite e fate riposare per circa un’ora. Formate delle polpettine grandi come ciliegie e lasciatele riposare per circa 15 minuti. Friggetele in olio molto caldo e servitele come antipasto.
     
    Valori nutrizionali
    Per 100 gr di fave fresche crude
    Tiamina (B1)       0,11 mg
    Riboflavina (B2)   0,11 mg
    Niacina (B3)       1,27 mg
    Vitamina A       11,00 mg
    VItamina C       33,00 mg
    Calcio             22,00 mg
    Ferro                1,70 mg
    Fosforo           93.00 mg
    Magnesio        38,00 mg
    Potassio        200,00 mg
    Selenio            1,20 mg
    Zinco              0,58 mg

    Delizie tra seppie e polipi


    Delizie tra seppie e polipi
     
    Ecco la prima parte del dettagliato menu firmato da Stefano Ciotti: dai tortelli di zucchine e porri con guazzetto di seppie al polipo con patate e olio
     
    Precisione. Rigore. Disciplina. Il tutto tenuto insieme dal collante di una fantasia con i piedi ben saldi a terra, una fantasia mai debordante, ma solo e soltanto al servizio del piatto, del piacere finale in bocca. Questa in sintesi la cucina di uno dei giovani chef emergenti in Italia, Stefano Ciotti del ristorante Vicolo Santa Lucia ospitato all’interno dell’Hotel Carducci 76, un’oasi di pace nel cuore della turisticissima Cattolica. Ciotti ha preparato per i nostri lettori diverse ricette, descritte con tale certosina precisione e fino all’ultimo segreto, che, per questioni di spazio, abbiamo deciso per una volta di suddividere in due puntate.
    Questo mese presentiamo un primo e un secondo, di preparazione lunga, ma di straordinaria bontà. Cominciamo allora con i “Tortelli di zucchine e porri con guazzetto di seppie all’aceto vecchio”. Ingredienti (per 4 persone). Per la pasta: 200 gr farina, 50 gr di farina di semola, 1 pizzico di sale, 15 gr di olio extravergine d’oliva, 2 uova intere, 3 tuorli d’uovo. Per il ripieno: 1 porro, 2 zucchine, 1 ciuffo di mentuccia, 30 gr di formaggio pecorino, 2 seppie fresche (pulirle tenendo da parte la sacca dell’inchiostro), 2 spicchi d’aglio, 4 scampi di pezzatura piccola, mezzo bicchiere di aceto di vino vecchio, 1 rametto di finocchio selvatico, 1 pomodoro fresco, 500 gr di ghiaccio. Per la preparazione dei tortelli: impastare tutti gli ingredienti per la pasta, aggiungendo se occorre un po’ d’acqua e fare riposare l’impasto in frigorifero per un’ora. A parte tagliare i porri a rondelle fini, lavarli e farli stufare con l’olio in una pentola, aggiungere sale e pepe e cuocere a fuoco lento coperti.
    Una volta cotti i porri, frullarli e setacciarli ottenendo così una crema liscia. Versare questa crema in un tegame e aggiungere le zucchine precedentemente lavate e tagliate a cubetti piccoli. Cuocere bene il tutto mischiando continuamente e fare raffreddare, dopo di ché aggiungere il pecorino, la mentuccia tritata e aggiustare di sale e pepe. Con la pasta tirare una sfoglia sottile, ottenere dei cerchi da 7 cm di diametro, mettervi al centro un cucchiaio di farcia e chiudere girando gli angoli come una caramella. Per la preparazione del guazzetto: in una casseruola soffriggere gli spicchi d’aglio con l’olio ed il finocchio selvatico, aggiungere le teste delle seppie pulite, gli scampetti tagliati a metà, salare, pepare e versarvi l’aceto vecchio facendolo evaporare. A questo punto aggiungere il pomodoro fresco tagliato a pezzi, il ghiaccio e portare a bollore. Continuare la cottura fino ad ottenere una salsa abbastanza densa, filtrare il tutto al colino fine schiacciando bene le carcasse degli scampi e delle seppie. Per la preparazione della salsa al nero di seppia: in una piccola casseruola soffriggere lo scalogno con poco burro, aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco e fare ridurre di un terzo, versarvi il brodo di pesce e ridurre nuovamente della metà; quindi spegnere il fuoco, fare raffreddare, quindi aggiungere il sacchetto di inchiostro setacciato e il burro, continuando sempre a frustare. Ottenere così una salsa liscia, lucida e nera. Aggiustare di sale. Finitura e presentazione del piatto: cuocere i tortelli in acqua salata per 6/7 min., scolare, versarli in un souté con dell’olio extravergine, a parte scaldare il guazzetto all’aceto e versarne un po’ per ogni piatto, mettervi sopra i tortelli in fila, le gocce di salsa al nero e la seppia precedentemente pulita, tagliata a julienne e saltata in padella con olio, aglio e peperoncino. Finire con un filo d’olio a crudo e ciuffi di aneto.
    Il secondo che propone Ciotti è un “Polipo, patate e olio verde”. Vediamo insieme come si prepara. Ingredienti per 4 persone: 1 polipo nostrano da kg 1, 1 costa di sedano, 1 carota, 1 cipolla fresca, 10 gr di di pepe nero schiacciato, 6 gambi di prezzemolo, 2 patate Franceline. Per l’olio verde invece servono 20 gr di olio extravergine, 5 gr di aceto bianco, 5 gr di colatura di alici, 10 grammi di clorofilla di prezzemolo. Frullare il tutto al mixer. Per il polipo: cuocere il polipo a 100° C a vapore in una placca non forata con tutti gli odori sopraindicati coprendolo con un panno bagnato. Dopo circa 1 ora e 30 minuti toglierlo dal forno e lasciarlo raffreddare nell’acqua, che ha lasciato in cottura. Una volta freddo, tagliarlo e mantenerlo al caldo. Per le patate Franceline: pelare le patate e con l’aiuto di un coppa-pasta ottenere dei cilindri alti 2 centimetri e un diametro di 1,5, cuocerli in acqua salata e aromatizzata con scalogni, rosmarino, alloro, sale e vino bianco.
    Lasciarle al dente e farle raffreddare nel loro liquido. Scolarle e condirle con olio extravergine, sale e pepe bianco. Mantenere al caldo. Per quanto riguarda la finitura invece adagiate in un piatto rotondo 3 cilindri di patate marinate, l’olio verde, infine il polipo e qualche unghia di oliva nera marinata.


    Sapori raffinati tra gnocchi e baccalà


    Sapori raffinati tra gnocchi e baccalà
    Il menu di Cristiano Iacobelli de ristorante Altas Coelestis di Roma
    Iniziamo questo nuovo anno partendo dalla capitale, dalla cucina del ristorante Atlas Coelestis di Roma e dalle ricette che lo chef Cristiano Iacobelli ha pensato per voi lettori. Passiamo dunque direttamente ai suoi piatti.
    Il primo Gnocchi di carote con ragù di anatra, mandorle dolci e salsa al Madeira
    Ingredienti per 4 persone: 500 gr carote, 250 gr farina di kamut, 4 uova, 40 gr formaggio stagionato. Per la salsa al Madeira: 200 ml di fondo di anatra, 100 ml di Madeira, 1 noce di burro
    Per il ragù: 1 anatra disossata, sedano, carota e scalogno tritati finemente, alloro, gin, mandorle a filetti.
    Procedimento Lessare le carote in acqua leggermente salata e far freddare frullando. Aggiungere le uova, il formaggio e la farina. Far riposare per circa mezz’ora (l’impasto deve essere abbastanza morbido e per la cottura andrà trattato con un cucchiaio) e cuocere in abbondante acqua salata in leggera ebollizione fino al rassodamento dell’impasto. E veniamo al ragu. Tagliare l’anatra a cubetti (circa 70 gr a porzione). Far andare sul fuoco (con olio extravergine) il trito di profumi e poi aggiungervi per pochi minuti la carne. Sfumare con il gin e come la salsa si addensa spegnere il fuoco. Salare e pepare a piacere. Per la salsa mantecare con delicatezza gli gnocchi con il ragù di anatra e dopo aver impiattato, nappare con la salsa che avremo precedentemente scaldato con un poco di burro per renderla lucida. Finire la cottura con le mandorle a filetti e del formaggio grattugiato.
    Il secondo Baccalà mantecato in olio di cottura con purea di patate viola e maionese di baccalà al tartufo
    Ingredienti per 4 persone: filetto alto di baccalà 120 gr a porzione, 200 gr patate viola, 1 tuorlo, succo di limone, latte, parmigiano, noce moscata, olio al tartufo, olio extravergine, scorza di limone (solo la parte gialla), coriandolo in semi, aglio in fettine sottilissime, timo, alloro
    Procedimento Mettere il baccalà porzionato in busta per cottura con olio, scorza limone, semi coriandolo, timo, alloro e una fettina sottile di aglio e mettere sottovuoto (qualche negoziante di fiducia potrà mettervi il tutto sottovuoto nel caso non aveste l’apposita macchina). Cuocere per 10 min a 70 °C in acqua o forno a vapore. Aprire il sottovuoto e tenere in caldo il baccalà. Estrarre il liquido di cottura, aggiungervi i tuorli, due gocce di olio al tartufo, succo di limone e montare una maionese ben soda. Nel frattempo bollire le patate viola e fare una purea.   


    Helmut Failoni 

    E’ tempo di… agnello

    E’ tempo di… agnello
     
    Alla scoperta di una carne che in Italia viene consumata soprattutto nel periodo pasquale. Saporita e mai da cuocere troppo, vediamo come può essere preparata: con semplici erbe aromatiche, oppure...
     
    I greci, rispetto a noi italiani, mangiano l’agnello sette volte di più. Una statistica, questa, forse cronologicamente un po’ datata, di qualche anno per la precisione, ma, ci dicono, ancora affidabile, sulle nostre abitudini alimentari e su quelle dei nostri parenti europei. La statistica ci informa che gli italiani in media mangiano circa due chili di agnello all’anno pro-capite, i greci invece ben quattordici chili. E’ la loro carne. Non è la nostra. O almeno, da noi non viene consumata quanto meriterebbe. Noi italiani (con esclusione del centro del paese, con l’Abruzzo in testa) ci accorgiamo dell’esistenza della carne d’agnello quasi esclusivamente a Pasqua. Carne tipica del periodo, che si porta dietro una infinita serie di simbolismi che affondano la loro origine nella notte dei tempi.
    Mettiamo da parte l’antropologia gastronomica e proviamo ad esaminare più da vicino questa carne, che uno chef del calibro di Antonin Careme considerava (e siamo nell’800) molto digeribile e consigliabile alle persone delicate e a chi conduceva vita sedentaria. Ci sono, come per ogni carne, anche qui vari tipi di taglio: il cosciotto, taglio adatto soprattutto per le preparazioni arrosto (può venire disossato e farcito oppure arrotolato), la spalla (generalmente si presta a tutte le cotture), il carrè (ovvero schiena con le costole) che è il classico taglio, le costolette, ottenute dal carrè tagliato a fette, il petto (grasso e saporito), il collo (utilizzato perlopiù come base dello spezzatino) e infine la pancetta e la coratella.
    La carne ovina è classificata in diverse categorie, basate sul peso e l’età degli animali. Diciamo subito che l’agnello da latte, quello che non deve superare i dieci chilogrammi di peso vivo, è molto difficile da trovare nelle macellerie, quindi, come dire, diffidate dalle imitazioni. Più reperibili, e altrettanto saporose, sono le carni degli ovini di taglia più grande, soprattutto l’abbacchio (fino a 14 chilogrammi e un’età tra le otto e le dieci settimane): l’esempio migliore di questa carne da cercare in commercio è il pré-salé, un agnello allevato sulle coste della Normandia e nutrito con erbe insaporite dal vento del mare, un vento salmastro (da qui la definizione).
    Veniamo a qualche ricetta, scelta fra le numerosissime, soprattutto tradizionali. La carne d’agnello è soprattutto una carne cotta, ma, attenzione, mai troppo, altrimenti diventa stopposa e perde di sapore e fragranza. Al suo interno deve essere sempre rosa. Il modo più semplice di “affrontarla” è di farla a scottadito, ovvero di prendere delle costolette, scaldare una padella sul fuoco vivo con sale grosso e poi adagiarvi brevemente da una e dall’altra le costolette, con l’aggiunta di qualche erba aromatica (vanno benissimo lauro e timo). Con la carne di agnello funzionano a perfezione alcune verdure, fra le quali svetta la verza (e siamo nel periodo giusto).
    L’agnello trova un ulteriore alleato naturale in alcune mostarde piccanti. Lo abbiamo assaggiato proprio prima di iniziare a scrivere, con una mostarda di pere piccante e con una di mandarini (sempre piccante ovviamente): un’esplosione di sapori. Per chiudere, una ricetta tradizionale, abruzzese, per la precisione: “agnello cacio e ovo”. La ricetta è per quattro persone (affamate), gli ingredienti sono i seguenti: circa 1 chilo di costolette di agnello, due porri, rosmarino, alloro e salvia, olio d’oliva, vino bianco, 5 uova, erba cipollina, pecorino grattugiato. In una casseruola mettete l’olio, i porri affettati, il rosmarino, l’alloro, la salvia e l’agnello. Fate rosolare il tutto per qualche minuto girando le cotolette; aggiungete il vino e qualche mestolo di acqua bollente; cuocete, a fuoco moderato e coperto, dopo aver regolato di sale, per circa 40 o 50 minuti fino ad assorbire i vari liquidi. A questo punto sbattete le uova con il sale, il pecorino e l’erba cipollina e qualche minuto prima di servire aggiungetele alla carne calda, a fuoco medio-alto. Mescolate velocemente in modo da far rapprendere l’uovo.


    Helmut Failoni 

    Acciuga regina

    Acciuga regina
     
    Arriva da Genova il menu di Caterina Veardo, a base di piatti semplici e saporiti a base di pesce
     
    Il pane del mare». Ovvero le acciughe. Sono proprio loro le "protagoniste" del nostro menu della crisi di questo mese, che ha preparato la chef ligure Caterina Veardo, puntando tutto sulla semplicità delle sue ricette. Prima di passare alla cucina però, ci facciamo raccontare dalla biologa marina Serena Lanza qualcosa su questo pesce, di cui – ci dice - «esistono circa 150 specie, di cui 7 nelle nostre zone, differenti fra loro solo per qualche dettaglio. In Italia si trova in abbondanza nell’Adriatico oltre che nel golfo di Genova e nel Canale di Sicilia. Pregiate le acciughe cantabriche, fra le più grandi (anche 20 cm) e carnose, ideali per la salagione, e quelle di Monterosso (presidio Slow Food) con striature di un blu cobalto abbagliante».
    La biologa ci ricorda anche che l’acciuga «è ricca di sali minerali come calcio e potassio, contiene ferro e proteine che la rendono una perfetta alternativa alla carne. In primavera è più magra, dopo il lungo tempo passato in acque fredde e profonde; in autunno si arricchisce di grassi per prepararsi ad affrontare l’inverno. Ma niente paura: i grassi di cui parliamo sono omega 3 e come tali fanno bene alle arterie e al cuore».
    Il primo che propone la chef Veardo sono dei rigatoni con sugo d’acciughe. Per quattro persone «servono 7 etti di acciughe, quelle pulite dei nostri mari», sottolinea la signora Caterina. «Poi prezzemolo, cipolla, carota e sedano, ma niente rosmarino però. E ovviamente poi dell’olio di qualità». La prima cosa da fare è pulire bene le acciughe e tagliarle a pezzetti. Poi bisogna preparare il soffritto, bagnare e sfumare con 1/4 di bicchiere di vino bianco e aggiungere qualche pomodoro fresco tagliato a dadini. In ultimo vanno messe le acciughe e fatte cuocere non troppo. «È un sugo velocissimo», dice Caterina. «Alla fine potete aggiungere dell’origano fresco e profumato. La pasta? La consiglio corta, magari un rigatone o una penna rigata».
    Rimaniamo con il sapore delle acciughe anche per il secondo, preparando un tortino. «Un chilo di acciughe, quelle nostrane però, perché le francesi hanno un sapore diversissimo. E poi servono anche cinque patate, che andranno tagliate sottilissime e fatte bollire fino a metà cottura, pangrattato, olio d’oliva extravergine, origano fresco e prezzemolo». Le acciughe dovranno essere pulite privandole anche della coda. Olio e pangrattato andranno sul fondo del tegame, e poi sopra qualche strato di patate «come se dovessimo fare un millefoglie». Sopra, a questo punto, appoggerete uno strato di acciughe senza lische e poi ancora uno di patate. «Fra ogni strato mettete un po’ di prezzemolo, di origano, di olio e di pangrattato. Chiudete il tortino con la patata, anziché con l’acciuga, così non si rinsecchisce. Infornate per venti minuti a 150 gradi circa».
    Si chiude il nostro pranzo con una «semplicissima torta di mele senza burro». Ingredienti: 8 cucchiai di farina, 8 di zucchero, di cui 6 nell’impasto, 2 uova (uno intero, dell’altro invece soltanto il tuorlo), la buccia di un limone grattugiata, una bustina di <Pane degli Angeli> e un goccio di latte. «Si fa l’impasto in una terrina con uova, zucchero e poi si aggiungono la farina, mezzo bicchiere di latte, il limone. Quando l’impasto è pronto, mettere il lievito e poi aggiungere un chilo di mele che avrete tagliato più sottilmente possibile. Si devono sciogliere in pratica». Imburrare un tegame, aggiungere l’impasto e sopra lo zucchero rimasto, in modo che in cottura crei una sottile crosticina». Portare il forno a 150/170 gradi e cuocere per 30/35 minuti.


    Helmut Failoni

    Un Natale d'autore con le ricette di quattro chef


    Un Natale d'autore
    con le ricette di quattro chef
    Ben quattro firme della cucina italiana insieme per il Natale dei nostri lettori. Vi proponiamo infatti quattro ricette, semplici e di basso costo, dove sono i legumi a trionfare, pensate rispettivamente da Stefano Ciotti chef del ristorante Carducci di Cattolica (Rn), Riccardo Agostini del Pastrino di Pennabilli (Rn), Max Poggi del Cambio a Bologna e Paolo Frosio del ristorante Frosio di Almé (Bg).
    Il primo di Stefano Ciotti: Minestra di ceci
    Ingredienti per 10 persone (costo 5 euro): 400 g di ceci secchi biologici, 1 spicchio d’aglio, 1 rametto di rosmarino, 60 g di passata di pomodoro bio, 50 g di olio extravergine d’oliva, 4 lt di acqua.
    Procedimento: Ammollare i ceci per una notte con bicarbonato, poi lavarli e metterli in una pentola di terracotta aggiungendo acqua e aglio. Portare a cottura (1 ora e mezzo), aggiungere la passata, continuare la cottura per 10 minuti, aggiungere rosmarino, olio e sale. Spegnere il fuoco e coprire il tegame, trascorsi 10 minuti togliere il rosmarino e passare al "passatutto" un po’ di ceci assieme all’aglio. Per dare un tocco innovativo al piatto, pestare nel mortaio un cucchiaino di semi di coriandolo (precedentemente tostati in padella), setacciare quello che ne esce, aggiungere scorza grattugiata di limone, mescolare il tutto e spolverare la minestra.
    Il primo di Max Poggi: Tortelli di cotechino, castagne e radicchio rosso
    Ingredienti per 4 persone (costo 10 euro): 220 g di cotechino artigianale cotto, 40 g di castagne secche ammollate precedentemente, 60 g di ceci lessati ammollati precedentemente, 200 g di radicchio rosso, sale, pepe, 30 g aceto di mele, 30 g di zucchero, 3 uova, 300 g di farina, 1 spicchio aglio, 1 rametto rosmarino, 40 g parmigiano reggiano, 30 g olio extravergine.
    Procedimento: Intiepidire il cotechino e sbriciolarlo con una forchetta, preparare la pasta con uova e farina e riporla (coperta) nel frigorifero, per mezz’ora. Stendere la pasta e preparare i ravioli utilizzando come ripieno le briciole di cotechino. Lessare le castagne e i ceci con aglio, il rametto di rosmarino e qualche goccia d’olio, portare a cottura, togliere aglio, rosmarino e frullare, con il mixer, per ottenere una zuppa densa. Portare a bollore per alcuni istanti lo zucchero e l’aceto. Cuocere i ravioli in abbondante acqua salata, tagliare i radicchi molto sottili e passarli in padella con un filo di olio, sale e pepe.
    Condire la pasta con olio, parmigiano e mantecare bene avendo cura di tenerla umida, dividere la zuppa in 4 fondine, sovrapporre i ravioli e condire con qualche goccia dello sciroppo di aceto e zucchero.
    Il secondo di Riccardo Agostini: Polentina al profumo di rosmarino con baccalà all’olio d’oliva
    Ingredienti per 4 persone (costo 10 euro): filetto di baccalà dissalato 400 g, farina di ceci 60 g, ceci di Spello lessati 100 g, rosmarino 1 rametto, olio extravergine d’oliva 3 dl., sale e pepe bianco, cialde di ceci o bruschettine di pane per decorazione.
    Procedimento: Mettete in un pentolino ¼ di litro d’acqua, un pizzico di sale, un poco d’olio e mezzo rametto di rosmarino e portate a bollore; poi eliminate il rosmarino, spegnete il fuoco e versate nel pentolino poco alla volta la farina di ceci. Mischiate continuamente con l’aiuto di una frusta in modo che la farina non formi grumi, poi portate nuovamente a bollore dolce e mantenetelo per 15 minuti. A fine cottura aggiustate di sapore la polentina di ceci con un poco d’olio, sale e pepe. Mettete nel frattempo in un pentolino dai bordi alti 2 dl d’olio e portatelo a 80°; a questo punto inseritevi un filetto di baccalà tagliato in 8 piccoli tranci di forma regolare. Cucinate a questa temperatura per 25 minuti; fate attenzione a non portare a bollore l’olio, altrimenti il baccalà si frantumerebbe.
    Una volta raggiunta la cottura prelevate dall’olio i filetti di baccalà e metteteli a scolare su della carta assorbente. Friggete nell’olio d’oliva anche alcuni aghi di rosmarino. Intiepidite con un poco d’olio d’oliva i ceci lessati insaporendoli con sale e pepe. A questo punto tutto è pronto: procediamo mettendo al centro del piatto una porzione di polentina di ceci, adagiatevi sopra due trancetti di baccalà all’olio d’oliva e cospargete il tutto con una pioggia di ceci e aghi di rosmarino; completate decorando con una cialda di ceci al rosmarino o con una fetta di pane croccante.
    Il dolce di Paolo Frosio: Torrone al cucchiaio
    Ingredienti per 12 persone (costo 9 euro): panna 700 g, zucchero 300 g, nocciole tritate 80 g, torrone tritato 150 g, pistacchi 80 g, canditi 100 g, albumi 220 g, acqua
    Procedimento: In un pentolino mettere 100 g di panna e 100 g di zucchero, nocciole tritate e caramellate. Disporre poi su un piano e lasciare raffreddare. Mettere poi tutto in una bacinella aggiungendo pistacchi, torrone, canditi, panna (montata) e meringa italiana preparata con 200 g di zucchero cotto per 10 minuti con 3 cucchiai d’acqua e montate con gli albumi. Abbattere di temperatura a -18° C. Servire al cucchiaio con crema di cioccolato o vaniglia.