lunedì 10 settembre 2012

È tempo di... Fave


È tempo di... Fave
 
Ricche di proteine, fibre e vitamine, con poche calorie. Scopriamo un prodotto che viene dall’antichità (ne parlava Archimede) e che si presta a svariate soluzioni culinarie, alcune delle quali molto semplici
 
Partiamo da alcune credenze popolari per introdurci nella storia curiosa dell’alimento di questo mese. La storia delle fave, che sono i semi di una pianta a fusto eretto, Vicia faba, che cresce in tutto il bacino del mediterraneo. Sono contenute in un bacello lineare lungo fino a 25 cm, se fresche (quelle che più interessano a noi) sono di colore verde, secche invece di colore bruno e molto dure. In diverse antiche civiltà le fave erano considerate il cibo dei morti, o comunque qualcosa di impuro. Nell’antica Grecia venivano per esempio cotte ed offerte a Bacco e Mercurio per le anime dei morti. Una credenza, quella che le legava all’aldilà, rafforzata soprattutto dal colore del loro fiore che è stranamente in parte nero. Pitagora addirittura proibì ai suoi discepoli di farne uso, perché era convinto che se mangiavano le fave, avrebbero fagocitato anche le anime dei morti.
Venendo invece a tempi ben più recenti e vicini a noi, ci piace ricordare una credenza piuttosto diffusa nelle campagne del centro Italia: chi apre un bacello e vi trova dentro sette fave avrà un lungo periodo di fortuna. Si conoscono diverse varietà di fava: la vicia faba equina e la vicia faba minor sono piante da foraggio. Quella destinata invece all’alimentazione umana è la vicia faba maior. Dal punto di vista nutrizionale (e giusto per smentire i luoghi comuni dell’antichità), possiamo dire che le fave sono ricche di proteine, fibre, vitamine (A, B, C, K, E, PP) e sali minerali, importanti per la loro azione di drenaggio. I dietologi ci ricordano inoltre che tra i legumi, le fave risultano essere le meno caloriche (37 calorie per 10 grammi). Ma, attenzione, questi numeri riguardano solo le fave fresche, perché con quelle secche l’apporto calorico sale vertiginosamente. Esiste, lo ricordiamo perché va fatto, una grave forma di intolleranza alle fave, una vera e propria malattia, genetica, ereditaria e che si chiama fauvismo: essa è dovuta alla mancanza di un particolare enzima nei globuli rossi (si manifesta con una grave forma di anemia provocata dall’ingestione delle fave). Fatta questa necessaria premessa, vediamo allora come possono essere consumate queste fave. Per assicurarvi che siano fresche, provate a spezzare il baccello. Se fa un bel rumore, tipo uno schiocco, vuole dire che sono a posto, pronte per essere mangiate. Le fave fresche, si sa, si mangiano, così, crude, accompagnando salumi e formaggi (alzi la mano chi non hai mai sentito parlare di fave e pecorino…), ma possono essere anche arrostite (perdono di sapore, ma se le volete provare così, incidetele come si fa con le caldarroste e poi mettetele sul fuoco). Possono inoltre essere congelate: dopo averle sbollentate per circa 3 minuti, si lasciano raffreddare e si ripongono in sacchetti di plastica.
Una delle ricette più classiche è quella della purea di fave con cicorie. Di semplice realizzazione: procuratevi 1000 gr. di cicoria, 400 gr. di fave, una cipolla, olio extravergine, q. b., sale e pepe, q. b. Pulite la cicoria per bene, lessatela e scolatela cercando di eliminare tutta l’acqua. In un tegame mettete la cipolla intera, una presa di sale, del pepe, e fatevi cuocere le fave, naturalmente sbucciate, a fuoco molto lento, con il coperchio finché non saranno ridotte a purea, mescolando ogni tanto con un cucchiaio di legno. Appena la purea di fave è pronta, aggiungete quattro cucchiai di olio extravergine di oliva, una grattata di pepe, mescolate e servite accompagnando con la cicoria lessata e (se gradito) con del peperoncino, rigorosamente fresco però. Un’altra ricetta semplice (con le fave secche però) e di sapore è la polpettina di fave. Ingredienti: 350 gr. di fave secche decorticate, 6 cipollotti freschi, 1 spicchio d’aglio, olio d’oliva, sale, pepe e prezzemolo, 1 cucchiaino di cumino in polvere, uno di coriandolo e uno di lievito per pizza. Tenete a bagno le fave per 24 ore: scolatele e frullatele, ottenendo un composto granuloso. Tritate poi finemente i cipollotti, schiacciate l’aglio e uniteli al composto di fave con il cumino, il coriandolo, il lievito e il prezzemolo tritato. Aggiustate, a vostro piacimento, di sale e pepe, mescolate, coprite e fate riposare per circa un’ora. Formate delle polpettine grandi come ciliegie e lasciatele riposare per circa 15 minuti. Friggetele in olio molto caldo e servitele come antipasto.
 
Valori nutrizionali
Per 100 gr di fave fresche crude
Tiamina (B1)       0,11 mg
Riboflavina (B2)   0,11 mg
Niacina (B3)       1,27 mg
Vitamina A       11,00 mg
VItamina C       33,00 mg
Calcio             22,00 mg
Ferro                1,70 mg
Fosforo           93.00 mg
Magnesio        38,00 mg
Potassio        200,00 mg
Selenio            1,20 mg
Zinco              0,58 mg

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